domenica 9 febbraio 2014

Il rapporto annuale dell'ENEA sull'efficienza energetica: Introduzione

L'ENEA ha presentato presso la sede di Confindustria il terzo “Rapporto Annuale sull’Efficienza Energetica”, che analizza i risparmi energetici conseguiti in seguito all’applicazione del Piano di Azione Nazionale per l’Efficienza Energetica (PAEE) e della Strategia Energetica Nazionale (SEN), passando in rassegna le misure di miglioramento dell’Efficienza Energetica.

L’ENEA, che svolge questo compito nell’ambito del suo ruolo di Agenzia Nazionale per l'Efficienza Energetica per fornire uno strumento di monitoraggio e valutazione a supporto delle politiche energetiche nazionali, ha coordinato un gruppo di lavoro di oltre 80 esperti.

Il Rapporto annuale sull’Efficienza Energetica è uno strumento di supporto all’azione dello Stato nella predisposizione delle proprie politiche energetiche. Esso fa parte, insieme al Piano Nazionale per l’Efficienza Energetica, della ‘cassetta degli attrezzi’ definita dal D.lgs. 115/08 con lo scopo di avviare un processo strutturato di programmazione energetica in Italia in linea con le direttive europee.

Il Rapporto redatto dall’Unità Tecnica per l’Efficienza Energetica dell’ENEA, fornisce il quadro complessivo delle politiche e delle misure per il miglioramento dell’efficienza energetica nei settori dell’edilizia, residenziale e terziaria, industria, trasporti, agricoltura e nei sistemi dei servizi energetici e della generazione distribuita e ne valuta l’efficacia in termini economici e di risparmio energetico.

Attraverso il monitoraggio e la valutazione, il Rapporto offre un mezzo per regolare, in maniera dinamica, gli strumenti della politica e per renderli più efficaci ed efficienti. Inoltre, apre uno spazio di confronto e dialogo con i diversi attori sociali sia per valutare l’evoluzione avvenuta in questi anni che per comprendere come andrà costruita la nuova cultura energetica nel prossimo futuro.

Il terzo Rapporto, relativo all’evoluzione intercorsa nel 2012, restituisce l’immagine di un Paese che ha ben recepito gli indirizzi definiti dall’Unione Europea in tema di efficienza energetica, definendo efficaci strumenti che gli consentono di essere in linea con gli obiettivi quantitativi definiti nel Piano d’Azione nazionale per la Efficienza Energetica del 2011 e di guardare con fiducia all’ambizioso traguardo di riduzione dei consumi energetici posto dalla Strategia Energetica Nazionale al 2020.

I risparmi energetici complessivi conseguiti al 2012 grazie agli interventi previsti dal Piano d’Azione ammontano a oltre 73.000 GWh/anno, quasi il 30% in più rispetto al 2011.

La fotografia che emerge è quella di un’Italia che nel 2012 ha migliorato l’indice di efficienza energetica per l’intera economia di circa 1 punto percentuale rispetto all’anno precedente. I vari settori hanno contribuito in modo diverso al raggiungimento di questo risultato: negli ultimi anni, infatti, il residenziale e l’industria hanno mostrato significativi miglioramenti, mentre il settore trasporti ha avuto un andamento altalenante caratterizzato soltanto da una modesta variazione complessiva.

Si conferma inoltre il buon posizionamento dell’Italia nel contesto europeo in termini di intensità energetica, con una performance di -19% rispetto alla media UE27 e di -14,3% rispetto alle media dell’Eurozona (riferimento al 2011, ultimo anno di disponibilità di dati). Rispetto ad altri paesi europei con simile sviluppo industriale, l’intensità energetica primaria dell’Italia risulta inferiore del 6,3% rispetto a quella della Germania e del 18,2% rispetto a quella della Francia, ma superiore rispetto a quella del Regno Unito (+14,6%).

Lo scenario energetico mondiale delineato dal World Energy Outlook dell’Agenzia Internazionale per l’Energia ha confermato per il terzo anno consecutivo prezzi del petrolio superiori a 100 dollari al barile e prezzi del gas naturale divergenti a livello regionale. Gli alti prezzi dell’energia, unitamente al miglioramento dell’efficienza energetica, hanno contribuito alla riduzione dell’intensità energetica mondiale dell’1,5%. Tuttavia le politiche sono ancora lontane dall’attuare il pieno utilizzo del potenziale economico dell’efficienza energetica globale.

La Direttiva 2012/27/UE delinea un quadro normativo finalizzato a “rimuovere gli ostacoli sul mercato dell’energia e a superare le carenze del mercato che frenano l’efficienza nella fornitura e nell’uso dell’energia e prevede la fissazione di obiettivi nazionali indicativi in materia di efficienza energetica”, coerentemente con l’obiettivo al 2020 della riduzione dei consumi energetici del 20% grazie all’efficienza energetica.


La Direttiva rappresenta un significativo passo in avanti per la concreta riduzione dei consumi energetici europei, con rilevanti conseguenze per la Pubblica Amministrazione, centrale e locale, cui è affidato un ruolo esemplare per la diffusione dell’efficienza energetica. Inoltre, la Direttiva pone particolare enfasi sul ruolo degli audit energetici e i sistemi di gestione dell’energia. Il tutto nell’ambito di un forte impegno nazionale in termini di pianificazione strategica e costante monitoraggio dei progressi conseguiti. Per il raggiungimento degli obiettivi preposti sarà essenziale lo sviluppo dei mercati: è da rimarcare il ruolo assegnato agli Stati membri nel promuovere il mercato dei servizi energetici e l’accesso ad esso da parte delle PMI.

Secondo le prime valutazioni, la completa attuazione della Direttiva permetterà un risparmio annuale di 20 miliardi di euro: i 24 miliardi stimati come costo annuale di investimento necessario per l’adozione delle misure saranno più che compensati dai risparmi derivanti da minori costi per investimenti nella produzione e distribuzione dell’energia (6 miliardi l’anno) e per acquisti di combustibile (38 miliardi l’anno). A tali benefici si aggiunge anche l’aumento indotto del Prodotto Interno Lordo dell’Unione Europea, stimato in 34 miliardi di euro nel 2020, cui si associa la creazione di 400.000 nuovi posti di lavoro.

In mancanza di grandi quantità di risorse energetiche nazionali, è evidente come l’efficienza energetica rappresenti una priorità assoluta per contenere le crescenti importazioni e aumentare la competitività, come evidenziato dal ruolo cardine che le è stato assegnato all’interno della Strategia Energetica Nazionale. L’efficienza energetica rappresenta infatti la prima delle leve della Strategia, rendendo possibile il perseguimento di tutti gli obiettivi di politica energetica allo stesso tempo, in quanto:
  • Strumento più economico per abbattere le emissioni; 
  • Elemento fondamentale per ridurre i costi energetici e le importazioni di combustibili; 
  • Volano di crescita economica per un settore dall’elevato potenziale nei mercati globali, su cui l’industria italiana parte da posizioni di forza.
A livello quantitativo, gli obiettivi della Strategia al 2020 sono i seguenti:
  • Risparmio annuale di 20 Mtep di energia primaria (15 Mtep di energia finale); 
  • Emissioni evitate di circa 55 milioni di tonnellate di CO2 l’anno; 
  • Risparmio annuale di circa 8 miliardi di euro derivante da importazioni di combustibili fossili.
Coerentemente con tali ambiziosi obiettivi, il cosiddetto Decreto Certificati Bianchi del 28 dicembre 2012 ha introdotto misure volte a potenziare l’efficacia complessiva del meccanismo dei Titoli di Efficienza Energetica, stabilendo in primo luogo gli obiettivi quantitativi nazionali di risparmio energetico per le imprese distributrici di energia elettrica e gas per il quadriennio 2013-2016.

Con la pubblicazione del cosiddetto Decreto Conto Termico, anch’esso del 28 dicembre 2012, si è data attuazione al regime di sostegno introdotto dal Decreto Legislativo 28/2011 per l’incentivazione di interventi di piccole dimensioni per l’incremento dell’efficienza energetica e per la produzione di energia termica da fonti rinnovabili. Il Decreto prevede una spesa annua cumulata massima di 200 milioni di euro per gli interventi realizzati o da realizzare dalle Amministrazioni Pubbliche e una spesa annua cumulata pari a 700 milioni di euro per gli interventi realizzati da parte dei soggetti privati.

La partita si gioca chiaramente anche a livello locale: il cosiddetto Decreto Burden Sharing assegna ad ogni regione e provincia autonoma degli obiettivi in termini di sviluppo delle rinnovabili e stabilizzazione dei consumi energetici, elaborati sulla base di quanto stabilito a livello nazionale nell’ambito del Decreto Legislativo 28/2011, senza tuttavia tenere conto del consumo di biocarburanti nei trasporti.

In quest’ottica può risultare determinante l’apporto fornito dall’innovativo modello di governance multilivello introdotto dal Patto dei Sindaci, con autorità locali e regioni direttamente impegnate ad aumentare l’efficienza energetica e l’utilizzo di fonti rinnovabili sul territorio: esse infatti, con l’adesione al Patto, si impegnano a raggiungere e superare l’obiettivo europeo di riduzione del 20% delle emissioni di CO2 entro il 2020.

L’Italia è di gran lunga il primo Paese europeo per numero di firmatari del Patto dei Sindaci, coordinatori e sostenitori dello stesso, con 2.185 comuni coinvolti; l’ENEA è stata recentemente nominata dalla Commissione Europea Coordinatore a livello nazionale in supporto ai firmatari del Patto.

Il Rapporto è articolato nei seguenti capitoli:
  1. Domanda di energia 
  2. Impieghi finali di energia 
  3. Intensità energetica 
  4. Ricerca applicata, tecnologie e strumenti a livello settoriale 
  5. Analisi del raggiungimento degli obiettivi indicativi nazionali di risparmio energetico, efficacia e efficienza degli strumenti 
  6. Le reti del futuro 
  7. Comunicazione, informazione e formazione 
  8. Analisi del mercato dei prodotti e servizi per l'efficienza energetica 
  9. Performance regionale

Fonte www.enea.it

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